Quando parlo di sostenibilità territoriale parto spesso dalle relazioni. Un territorio prende forma attraverso il rapporto tra persone, attività economiche, risorse locali, istituzioni, conoscenze e reti esterne. La geografia economica offre una chiave di lettura utile per comprendere questo processo attraverso due dimensioni complementari, le relazioni verticali e le relazioni orizzontali.
Le relazioni verticali e il legame con il territorio
Le relazioni verticali descrivono il rapporto tra soggetti, attività economiche e caratteristiche specifiche del luogo nel quale vivono e operano. Ambiente, patrimonio culturale, capitale umano, infrastrutture, struttura sociale, risorse naturali e identità locale contribuiscono a definire le possibilità di sviluppo di ogni territorio. In questa prospettiva, il territorio diventa un sistema nel quale risorse ambientali, componenti sociali, patrimonio culturale, competenze e attività economiche interagiscono tra loro. È proprio qui che vedo un primo collegamento con gli ESG territoriali. La dimensione ambientale riguarda il rapporto con le risorse, gli ecosistemi, l’energia, l’acqua, il suolo e la biodiversità. La dimensione sociale riguarda il capitale umano, l’accesso ai servizi, la formazione, l’inclusione, la demografia e la qualità della vita. La governance riguarda la capacità del territorio di organizzare queste risorse, costruire fiducia e creare condizioni favorevoli alla collaborazione. Le relazioni verticali aiutano quindi a comprendere quanto un territorio riesca a valorizzare ciò che possiede e quanto riesca a trasformare le proprie caratteristiche ambientali, sociali e culturali in capacità di sviluppo.

Le relazioni orizzontali e l’apertura verso l’esterno
Accanto al radicamento esistono le relazioni orizzontali. Sono quelle che collegano persone, organizzazioni e territori differenti attraverso flussi di conoscenza, informazioni, esperienze, servizi, competenze e capitale. Una scuola entra in relazione con un’altra scuola europea, un’impresa costruisce rapporti con fornitori, clienti e centri di ricerca, un’università collabora con altri atenei, un Comune partecipa a reti territoriali e progetti europei e una comunità locale entra in contatto con esperienze sviluppate altrove. Anche questa dimensione appartiene pienamente agli ESG territoriali. La qualità di un territorio dipende anche dalla sua capacità di costruire connessioni, attrarre competenze, condividere conoscenza, sviluppare reti e partecipare a processi di innovazione. Per questo considero gli ESG territoriali una lettura che riguarda sia il radicamento sia l’apertura. Le relazioni verticali raccontano il rapporto con le risorse e con le caratteristiche del luogo. Le relazioni orizzontali raccontano la capacità di collegare quel luogo a reti più ampie.
Erasmus come infrastruttura di conoscenza
Erasmus+ rappresenta un esempio interessante di questa dinamica. Uno studente che parte da Brindisi porta con sé il patrimonio del luogo nel quale è cresciuto, fatto di cultura, conoscenze, competenze, esperienze, linguaggi e identità. Questa è la dimensione verticale della relazione con il territorio. Durante l’esperienza europea entra in contatto con altri studenti, altre scuole, altre famiglie e altri contesti territoriali, costruendo relazioni orizzontali attraverso le quali circolano idee, pratiche, esperienze e conoscenze. Il valore territoriale dell’esperienza emerge soprattutto nel momento del ritorno, quando le conoscenze acquisite entrano nuovamente nel territorio di origine e possono modificare comportamenti, aspettative e capacità progettuali. Il percorso può essere letto come una sequenza che parte dal territorio, attraversa la persona, entra in una rete europea, produce nuove conoscenze e ritorna al territorio. Territorio → Persona → Rete europea → Conoscenza → Territorio. In questo passaggio la mobilità diventa anche uno strumento di trasferimento della conoscenza e di innovazione territoriale.

ESG territoriali come sistema di relazioni
Quando utilizziamo l’acronimo ESG siamo abituati a riferirci soprattutto alle imprese. Io considero utile estendere questa lettura anche ai territori. Un territorio possiede performance ambientali, sociali e di governance, una propria qualità delle risorse naturali, una struttura sociale, un livello di capitale umano, una capacità amministrativa, una rete economica e un insieme di connessioni con altri territori. Gli ESG territoriali possono quindi diventare una lente per osservare la qualità complessiva di questo sistema. La dimensione ambientale racconta il rapporto con ecosistemi, energia, acqua, suolo e biodiversità. La dimensione sociale racconta la qualità delle comunità, delle competenze, dei servizi e delle opportunità. La governance racconta la capacità di coordinare risorse, soggetti e interessi differenti. Le relazioni verticali e orizzontali attraversano tutte queste dimensioni e aiutano a comprendere come un territorio utilizza ciò che possiede e come si collega a ciò che esiste fuori dai propri confini.
Innovazione e sostenibilità territoriale
Da questa prospettiva emerge anche una diversa idea di innovazione. Innovare un territorio significa aumentare la sua capacità di apprendere, collegare risorse interne e conoscenze esterne, trasformare esperienze individuali in patrimonio collettivo e creare connessioni tra soggetti differenti. Una città portuale, per esempio, vive attraverso la relazione con la propria costa, con le infrastrutture e con le caratteristiche del luogo. Allo stesso tempo il suo ruolo economico cresce attraverso i collegamenti con altri porti, mercati e sistemi logistici. Le relazioni verticali definiscono il radicamento. Le relazioni orizzontali definiscono la capacità di connessione. La governance contribuisce a trasformare entrambe in capacità di sviluppo. Nel mio lavoro sulla sostenibilità considero questo passaggio centrale. Gli ESG acquistano valore quando riescono a raccontare la qualità reale di un sistema territoriale e delle sue relazioni.

Il territorio come ecosistema ESG
Un territorio sostenibile valorizza le proprie risorse ambientali, sociali e culturali e costruisce connessioni capaci di generare conoscenza, innovazione e cooperazione. Le relazioni verticali raccontano quanto un territorio riesca a utilizzare e preservare ciò che possiede. Le relazioni orizzontali raccontano quanto riesca a entrare in reti più ampie e a scambiare competenze, conoscenze ed esperienze. Erasmus + parte dal territorio, mette in movimento le persone, costruisce reti e riporta conoscenza nei luoghi di origine. È in questo passaggio tra radicamento, connessione e governance che vedo uno dei significati più interessanti degli ESG territoriali. La sostenibilità di un territorio dipende anche dalla qualità delle relazioni che riesce a costruire, dalla capacità di valorizzare le proprie risorse e dalla forza con cui trasforma conoscenza, cooperazione e capitale umano in nuove possibilità di sviluppo.



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