Il 27 febbraio a Bari, nella sede di CNA Puglia, ho relazionato come esperto ESG a un incontro che, secondo me, centra un punto chiave: la sostenibilità sta diventando una vera infrastruttura fatta di dati, governance e filiere. Il focus era sulle nuove traiettorie europee per moda e arredo, con tre parole-guida: Digital Product PassportSocietà Benefit ed ESG. L’incontro si è aperto con i saluti istituzionali di Eugenio di Sciascio Assessore allo Sviluppo Economico della Regione Puglia e l’introduzione di Daniele Del Genio Presidente CNA Puglia.

Digital Product Passport: dal prodotto alla filiera (e, soprattutto, ai dati)

Il cuore tecnico del convegno è stato il Digital Product Passport (DPP), visto come un asse della Strategia europea per un tessile più sostenibile e circolare. L’idea, molto concreta, è rendere disponibili informazioni interoperabili e verificabili su composizione, impatti, processi produttivi e indicazioni per riuso/riciclo lungo tutto il ciclo di vita del prodotto.

Su questo punto sono intervenute Giulia Caldon (Ez Lab), entrando nel merito delle implicazioni tecniche e operative del passaporto digitale, e Anna Matteo (OVS), portando una testimonianza progettuale orientata all’integrazione tra innovazione tecnologica e sostenibilità industriale.

Società Benefit: governance, impatto e accountability (non solo “narrazione”)

La seconda parte del confronto ha spostato l’attenzione dalla tecnologia alla struttura dell’impresa: le società benefit come modello in cui profitto e beneficio comune convivono in modo formalizzato, entrando nello statuto e nei processi decisionali.

La mia chiave di lettura: ESG come performance, sviluppo locale e reti d’impresa

Nel mio intervento (come Marco Sponziello, Università del Salento) ho collegato la dimensione ESG a performance aziendale e sviluppo locale: io leggo la sostenibilità come un fattore abilitante per costruire reti d’impresa sostenibili ed ecosistemi produttivi capaci di attrarre investimenti, competenze e progettualità europee.

Da qui ho agganciato le riflessioni emerse a una mia proposta operativa: modificare la legge regionale pugliese sulle società benefit per ampliare la platea delle imprese che possono accedere alle politiche regionali per la sostenibilità. In Puglia il percorso è già avviato con l’Albo regionale delle Società Benefit (L.R. 18/2022) e con il confronto con modelli di altre regioni, come il Veneto, che ha esteso l’attenzione anche alle imprese impegnate su rendicontazione e pratiche ESG.

La proposta (in pratica): allargare l’accesso alle politiche regionali per la sostenibilità a tutta la platea di Organizzazioni ESG

L’obiettivo che ho indicato è semplice: riconoscere non solo le società benefit, ma anche le imprese e reti d’imprese che adottano concretamente pratiche ESG, senza obbligo di trasformazione societaria. I punti chiave che ho messo sul tavolo sono questi.

Primo: l’istituzione di un Albo regionale delle imprese sostenibili ESG, ampliando l’impianto già esistente per le Società Benefit.

Secondo: il riconoscimento di un Marchio e di un Albo regionale per le reti d’impresa ESG certificate, come leva per rafforzare la competitività delle PMI nelle filiere e nelle catene globali del valore attraverso percorsi condivisi di sostenibilità e rendicontazione.

Terzo: la rimodulazione degli incentivi regionali per società benefit, aziende ESG e reti ESG.

Questa proposta si innesta su un quadro già delineato: la Regione Puglia, con la L.R. 18/2022, ha istituito l’Albo regionale delle società benefit e un marchio regionale, puntando su premialità e percorsi di accompagnamento (hub territoriali e diffusione di buone pratiche).

Cosa resta (davvero) alle imprese

Se dovessi riassumere il messaggio complessivo in modo diretto: la sostenibilità non si esaurisce nei materiali o nella comunicazione. Sempre di più è una scelta di architettura industriale, di rete e di filiera, dove DPP (dati e tracciabilità)modelli societari e governance (società benefit e compliant ESG)metriche e gestione del rischio/opportunità (ESG) concorrono a definire il posizionamento competitivo del territorio mentre il quadro europeo accelera verso circolarità e trasparenza.

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