Ero alla Fiera del Levante, dentro il programma di BTM Italia, per un confronto dedicato a orientamento e transizioni formative. La cosa che mi ha colpito (e che ho provato a mettere sul tavolo) è che il dibattito sulla sostenibilità, lì, non è rimasto astratto: è diventato subito un tema molto concreto, legato a come cambiano i mercati e a cosa questo implica per scuola, formazione e lavoro.
In quel contesto l’incontro ha funzionato soprattutto come un piccolo “laboratorio” per ragionare sulle competenze che servono davvero, mentre da una parte avanza la transizione ESG e dall’altra accelera la trasformazione tecnologica.
Il punto che ho portato: l’ESG attraversa tutto l’impianto formativo
Nel mio intervento ho insistito su una lettura sistemica del cambiamento: la traiettoria ESG, per come la vedo, non riguarda un singolo modulo o una “materia in più”, ma attraversa l’intero impianto formativo. Questo, inevitabilmente, spinge a rivedere come sono organizzati i percorsi scolastici e quelli professionalizzanti.
Dentro questa cornice, la sostenibilità entra nei curricula anche come chiave di competitività. E nello stesso tempo l’intelligenza artificiale incide sui modelli organizzativi e sulle modalità di apprendimento: cambia la natura del lavoro e ci obbliga a ripensare cosa consideriamo “competenza” e come la costruiamo.
Cosa è emerso nel dialogo: più integrazione tra scuola, ITS Academy e università
Nel confronto con le Fondazioni ITS pugliesi e con gli attori dei servizi per il lavoro, è venuta fuori chiaramente una necessità: rafforzare l’integrazione tra scuola, ITS Academy e università. Perché le filiere produttive stanno evolvendo e, in particolare nei servizi avanzati e nel turismo, servono figure che sappiano tenere insieme competenze tecniche, cultura ambientale e capacità di adattamento continuo.
E qui l’orientamento diventa davvero strategico: non solo “scelta”, ma accompagnamento lungo traiettorie formative coerenti con la transizione verde e digitale.
La direzione: modelli più flessibili, competenze ibride, competitività territoriale
La visione che ho provato a valorizzare è quella di modelli più flessibili e interconnessi, capaci di generare competenze ibride e sostenere la competitività dei territori anche attraverso la leva ESG. In questa prospettiva, la formazione diventa un’infrastruttura abilitante della sostenibilità: qualcosa che può incidere sulle politiche industriali e sulla qualità dello sviluppo.
La dichiarazione (integrale)
“La transizione ESG comporta un’evoluzione significativa anche nei modelli educativi e formativi. In prospettiva, i sistemi scolastici saranno sempre più chiamati a superare le tradizionali distinzioni tra percorsi tecnici, professionali e liceali, oggi basate su una separazione rigida delle competenze. L’avvento dell’intelligenza artificiale modifica profondamente la natura del lavoro e rafforza la centralità di competenze quali il pensiero critico, la capacità di apprendimento continuo e l’interazione tra ambiti disciplinari differenti. Il tema resta aperto.”



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