Viviamo un tempo in cui le grandi trasformazioni globali mettono in discussione modelli economici, assetti geopolitici e sistemi di valore. Le crisi che attraversano il mondo sono il risultato di tensioni strutturali che hanno al centro l’accesso, l’uso e il controllo delle risorse come energia, materie prime, acqua, conoscenza e tecnologia.
In questo contesto la sostenibilità rappresenta una chiave di lettura del presente e una condizione necessaria per il futuro. I principi ESG costituiscono oggi un riferimento essenziale per orientare le scelte strategiche delle organizzazioni pubbliche, delle organizzazioni private e per guidare lo sviluppo dei territori in modo equo, resiliente e duraturo.
Gli ESG riguardano l’intero ecosistema economico e sociale. ESG per le istituzioni significa qualità delle decisioni pubbliche, trasparenza e capacità di generare fiducia. ESG per le imprese significa modelli di crescita responsabili, attenzione agli impatti e visione di lungo periodo. ESG per il territorio significa cura delle comunità, tutela delle risorse comuni e valorizzazione delle relazioni economiche e sociali.
Nel corso del 2025 ho partecipato come relatore a numerosi eventi, convegni e momenti di confronto pubblico, richiamando costantemente l’attenzione su questi temi. In ogni occasione ho ribadito il valore della sostenibilità come scelta culturale, il ruolo degli ESG per le organizzazioni pubbliche e private, il senso della responsabilità condivisa e la centralità dei territori come luogo in cui l’innovazione sostenibile diventa concreta. Questi incontri hanno rafforzato la convinzione che la transizione sostenibile richieda partecipazione, coerenza e visione.
In questo ultimo anno il quadro normativo europeo ha mostrato segnali di incertezza e di rallentamento che appaiono distanti dallo spirito originario del Green Deal. In questo scenario emerge l’importanza di una adesione consapevole e volontaria ai principi ESG, in particolare da parte delle piccole e medie imprese che rappresentano l’ossatura economica dei territori. La volontarietà favorisce percorsi graduali, coerenti con la dimensione organizzativa e capaci di generare valore reale per le comunità.
Questo Manifesto nasce dalla convinzione che l’innovazione sostenibile debba essere guidata da una visione etica, sistemica e responsabile. Una visione fondata su un senso di responsabilità condivisa che coinvolge istituzioni, imprese, cittadini, professionisti e comunità locali, ciascuno secondo il proprio ruolo.
In questo percorso, la Responsabilità Sociale d’Impresa – di cui mi onoro di essere stato insignito quest’anno con il premio Euromed International OSJ Malta per il biennio 2025–2027 – rappresenta un pilastro tanto culturale quanto operativo. La RSI esprime il modo in cui le organizzazioni assumono consapevolmente il proprio impatto sulla società e sull’ambiente, contribuendo al benessere collettivo attraverso l’integrazione equilibrata delle dimensioni economica, sociale e ambientale nelle scelte quotidiane.
Come ho più volte affermato
La Responsabilità Sociale d’Impresa rappresenta l’espressione concreta di una responsabilità più ampia verso la società. È il passaggio dalla logica dell’interesse individuale che, pur non rinunciando ai propri interessi e al proprio profitto, si impegna per un valore condiviso.
Il mio impegno per il 2026 consiste nel continuare a promuovere la compliance ai principi ESG come percorso di coerenza, responsabilità e maturità organizzativa. La compliance ESG rafforza la fiducia, rende misurabili gli impatti, orienta l’innovazione e contribuisce a ridurre le cause strutturali dei conflitti legate all’uso distorto delle risorse.
In questo cammino assumono un ruolo centrale le Società Benefit e il Quarto settore dell’Economia. Modelli a cui, chi mi conosce lo sa, sono profondamente legato e che superano la contrapposizione tra profitto e interesse generale, dimostrando come sia possibile coniugare sostenibilità economica, impatto sociale e tutela dell’ambiente. Queste esperienze rappresentano un laboratorio avanzato di economia civile e di responsabilità condivisa.
Credo però con altrettanta convinzione che un modello di questo tipo debba oggi compiere un salto di scala ed essere europeo. È necessario andare verso un modello volontario di impresa sostenibile, immediatamente riconoscibile già dalla ragione sociale, sul modello di quanto avviene in Italia con le Società Benefit. Un’iniziativa capace di dare identità, credibilità e visibilità alle imprese che scelgono responsabilmente di integrare i principi ESG nel proprio DNA. Un possibile approdo di questo percorso potrebbe essere la creazione della European ESG Company, un marchio giuridico e culturale comune, in grado di rafforzare la leadership europea su sostenibilità, innovazione e impatto sociale.
L’economia civile resta il riferimento culturale di questa visione. Un’economia che mette al centro la persona, le relazioni e il bene comune e riconosce il valore della cooperazione come alternativa alla competizione distruttiva.
Come ha affermato Papa Francesco
Il no ad un’economia che uccide diventi un sì ad una economia che fa vivere
Il 2026 rappresenta un orizzonte di continuità e di rilancio e questo è un invito aperto a chi condivide questi valori e vorrà partecipare attivamente a un percorso di innovazione sostenibile fondato sulla responsabilità, e sulla costruzione di valore per i territori.
Solo attraverso una responsabilità condivisa e un’adesione consapevole ai principi ESG diventa possibile costruire un futuro davvero sostenibile.
Che il nuovo anno sia un tempo di cura, visione e futuro per le persone, le imprese e i territori.



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